giovedì 1 settembre 2011

Zombi Holocaust - Marino Girolami (1980)

(Id.)

Visto in Dvx.
A New York vengono rubati pezzi dai cadaveri dalla scuola di medicina e, WTF, si decide di non avvertire la polizia, un po’ perché senno dopo magari vuole pure venire in sala operatoria ad indagare e un po’ perché sarà uno studente diligente che vuole esercitarsi a casa… e invece è un cannibale che si bulla nello strappare i cuori e mangiarli freschi freschi. Pare non essere l’unico, ma altri negli stati uniti sono stati rintracciati, tutti quanti sembrano essere originari delle Molucche; vuoi che un ispettore e la bionda dottoressa con la passione dell’antropologia non vadano a vederci più chiaro? Una volta giunti laggiù troveranno una tribù violenta e assetata di sangue che… (e finalmente arriva lo zombie del titolo) teme solo alcune creature zombesche che popolano l’isola…

Film realizzato palesemente ricalcando i successi di “Cannibal holocaust” e “Zombie 2”, talmente palese che la trama immotivata attacca col bostik la presenza degli zombie, andando avanti con il cannibalismo per la maggior parte del tempo (che poi perché i molucchesi spolpino cadaveri negli USA non sarà mai spiegato).

Forse in parte vuol mostrare che il vero selvaggio è l’uomo civilizzato che rovina tutto e non chi vive in un’apparente inciviltà; ma se questo concetto era espresso per tutto “Cannibal holocaust” e detto solo alla fine di quel film, qui viene chiaramente espresso nelle primissime scene e mostrato, a mala pena, nelle ultime.

Il cast si distingue soprattutto per l’insolita capacità di recitare con le chiappe al posto delle guance dall’inizio alla fine, nessuno escluso, mentre i dialoghi sembrano copiati da un harmony e poi mischiati a caso.

Ok, però non voglio si pensi che ne stia parlando male; certo non è un’opera geniale ed è pure mal realizzato, ma talmente male che fa il giro; il ritmo non cede mai alla noia in nessun momento; lo splatter abbonda ed è pure realizzato in maniera sufficientemente credibile (tranne il manichino a cui si stacca un braccio cadendo, mentre l’attore dopo mica è monco); quando il film diventa idiota riesce ad essere (involontariamente) comico, il che è un bene; c’è uno scienziato pazzo come non se ne vedevano dagli anni ’50 che vuol fare il solito trapianto di cervello da donatrice donna a ricevente uomo; due tette messe li al posto giusto; un motore di un motoscafo usato per scavare la faccia di uno zombie; ed infine, talvolta c’è pure una musica anni ’80 che noi ggiovani definiremmo truzza, ma che oggigiorno Refn userebbe in un film serissimo. Più di così cosa si può desiderare? Il film è godibilissimo e consigliabile a chi ama il genere.

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