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lunedì 19 agosto 2019

L'uomo dell'anno - Barry Levinson (2006)

(Man of the year)

Visto ad un cineforum.

Un comico televisivo, più per sfida e sberleffo che per reale volontà popolare si candida come presidente degli USA. Per un problema nel calcolo dei voti vince pure. Sarà ovviamente un presidente sui generis, finché una dipendente pentita della ditta che doveva contare i voti non si rivolge a lui per avvertirlo del bug. Nascerà una storia d'amore che sfocerà nel thriller.

Una commedia tranquilla e senza guizzi o spigolature che mostra una sorta di parabola alla Beppe Grillo non è un'idea accattivante, ma può essere condotta bene e portare a casa il risultato.
Una commedia romantica inserita in un contesto quanto di più lontano da quello sentimentale? certo non sarà la prima e tenderà a irritarmi parecchio, ma anche qui, se condotta con un minimo di intelligenza può essere l'innocuo film della domenica pomeriggio.
Un thriller politico sulle elezioni americane invece lo pretendo di un certo livello, i predecessori sono molti e spesso illustri, quindi chiederei una qualità di minima più alta.
Dire che Levinson sbagli a gestire uno di questi generi sarebbe ridicolo; decide di buttarli tutti insieme in un film che già dall'inizio fatica a trovare un suo ritmo. Il risultato è disastroso; una pochade che non sa dove arrivare e neppure come arrivarci, ma che per farlo preferisce annoiare senza pietà sprecando un cast con attori potenzialmente in parte (Williams come protagonista) e una serie di facce nelle retrovie da fare invidia (Walken! Goldblum).

lunedì 20 luglio 2015

Ancora vivo - Walter Hill (1996)

(Last man standing)

Visto in tv.

Epoca del proibizionismo, Stati Uniti, un uomo arriva in un paesino di confine con il Messico, dove due bande rivali si contendono il controllo dell'importazione di alcolici. Un uomo senza identità chiara arriva, si innamora (?) di una donna costretta a rimanere legata a uno dei capi e decide di guadagnare qualcosa dalla situazione.

Forse questa è la conclusione della serie di remake meglio riuscita della storia del cinema; originata da uno scritto di Hammett, realizzato da Kurosawa come "La sfida del samurai" nel medioevo giapponese, poi da Leone con "Per un pugno di dollari" nel west americano, poi qui, da Walter Hill, tornando in un epoca vicina a quella del romanzo originale.
Va detto che Walter Hill dichiarò come ispirazione Kurosawa negando di aver mai visto il film di Leone (grasse risate)... vabbè, pure Leone sosteneva di non aver mai visto il film di Kurosawa, ma almeno lui aveva questioni di copyright.

Questo effettivamente è il meno riuscito dei due precedenti, ma questo solo perché gli altri sono capolavori e questo si limita a essere solo un buon film.
Una fotografia calda, sudata e polverosa crea un ambiente totale già con le prime immagini; il film è un gangster movie (poco) venato di noir (molto) immerso in un ambiente e in una gestione western (abbastanza). Un film solido, ben condotto con la solita mano invisibile di Hill che costruisce iperboliche sparatorie (i corpi sono spostati dalle pallottole come fossero di carta velina) che fanno le veci delle scene di danza in un musical; Bruce Willis piuttosto impassibile da perfettamente il senso di un protagonista granitico; una galleria di comprimari magnifici capitanati da un Walken gelido e affascinante (come sempre), purtroppo poco sfruttato.

venerdì 13 marzo 2015

Communion - Philippe Mora (1989)

(Id.)

Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.

Uno scrittore di libri horror va in vacanza in uno chalet di famiglia in una zona solitaria tra le montagne degli USA; li cominciano a esserci strani fenomeni; indagando sembrerà che questi episodi non siano il frutto della follia del protagonista, ma gli effetti dell'incontro con entità aliene, rapimenti ed esperimenti. Anche accettandolo (non senza difficoltà) però, il protagonista vuole riuscire a gestire la cosa.

Questo film è l'emblema del mio rispetto nei confronti di Walken che avevo da regazzino; dopo averlo visto nella parte del luciferino angelo caduto in "L'ultima profezia", nel militare debole e pazzo de "Il cacciatore", nel maligno villain di "Minuti contati" e "Una vita al massimo", oltre che in una mezza dozzina di film dimenticabili o di Abel Ferrara (a volte le due cose coincidevano) mi registrai questo film dalla tv; purtroppo ci furono problemi con il videoregistratore e il film mi uscì senza sonoro... chiaramente feci l'unica cosa possibile a quei tempi in assenza di internet... lo guardai comunque... ovviamente non ci capii un cazzo, ma mi inquietai lo stesso.
Ora lo vedo per la prima volta da allora e mi accorgo che una trama c'era... anche se è talmente poco compiuta, da così poche risposte che in effetti l'ho capito tanto quanto 20 anni fa.
Se la storia è piuttosto sospesa e involuta in sé stessa, la regia non è degna di nota, anche se va riconosciuto il merito di mantenere un discreto ritmo in un film senza un fine chiaro e l'atmosfera viene ben mantenuta. Ovviamente tutta la tensione che ne ricevetti da regazzino era dovuta alla mancanza del sonoro perché stavolta di thrilling ce n'é stato molto poco.
Gli effetti speciali sarebbero ottimi (tutti artigianali come piace a noi ottanttotardi), se non fosse per la scelta di avere come extratterrestri principali delle creature idiote che avrebbero fatto la loro porca figura nella versione originale di "Guerre stellari".
L'unico valore aggiunto, per chi è fan, è la presenza del Walken (scelta azzeccata per un film del genere dato che lui è un alieno di suo) più fuori di testa che ricordi (e ovviamente era nella fase della sua vita in cui era protagonista e recitava molto bene); inizia con capelli alla wolverine, occhialoni anni '80 e cappello da becchino; finisce a ballare e baciarsi dei pupazzoni mentre schiocca le dita e dicendo frasi random come in una versione cool di "Twin peaks".
Ovviamente è solo per completisti o per chi l'ha visto solo senza sonoro o per chi apprezza le sonorità anni '80 nei film che dovrebbero dare inquietudine.

PS: non credo ci sia bisogno di dire che fu un fiasco totale al botteghino.

venerdì 30 maggio 2014

Fratelli - Abel Ferrara (1996)

(The funeral)

Visto in Dvx.

Anni '30, in una famiglia di gangster diretta da tre fratelli molto diversi fra loro, uno dei triumviri viene ucciso. La veglia funebre fa deflagrare l'equilibrio e nello stesso tempo inizia una caccia all'uomo alla cieca per trovare l'assassino.

Non è un gangster movie, ma un dramma elisabettiano in ambiente mafioso.
Un film glaciale, tutto giocato in notturni senza luce o all'interno di colori freddi e asettici.
L'inizio è lento in maniera incredibile e, lentamente, vengono delineati i tre personaggi principali (tramite una serie di flashback, che in effetti trovo siano l'idea meno convincente del film); nella seconda parte inizia la vendetta, non particolarmente crudele o cruenta, ma personalmente la ricorderò per essere una delle ritorsioni più casuali e senza speranza del cinema. Poi c'è lo showdown finale, tanto inaspettato e fuori luogo, quanto perfetto per un film del genere.

Questo è un dramma di sfondo religioso (come sempre in Ferrara) alla Bergman; i personaggi si trovano soli e abbandonati, cercano di convincersi che ci sia una possibilità (Walken che disserta sul fatto che il libero arbitrio è in realtà un modo per mascherare il fatto che Dio decida tutto, e dunque chi compie il male non può essere punito perché sta compiendo ciò che Dio vuole), ma in realtà sanno che il silenzio è assordante e non c'è alcuna speranza perché si è condannati fin dall'inizio (sempre Walken che uccidendo dice di credere realmente che lui finirà all'inferno, ma che il trucco è di cercare di abituarsi fin da subito all'idea). Se ne "Il cattivo tenente" Dio era silenzioso, ma ancora la speranza c'era (e tramite la sofferenza si riusciva a sentire la divinità), qui invece non c'è nulla, e tutto quello che c'è è la sofferenza a cui si è destinati.
Le donne, unica componente positiva del film, sono si le più lucide a considerare ciò che accade e le portatrici di una speranza minima; ma in realtà sono succubi del mondo violento a cui hanno deciso di appartenere e, alla fin fine, anche loro non sono più in grado di fare nulla se non sopportare ed attendere che tutto finisca.

Cast stellare dove il vampiresco Walken fa da mattatore incontrastato, mentre Penn è una spalla notevole (e da vita alla sua migliore interpretazione).

lunedì 7 aprile 2014

La zona morta - David Cronenberg (1983)

(The dead zone)

Visto in tv.

Un insegnante rimane in coma per 5 anni a causa di un incidente. Al suo risveglio si rende conto di vedere episodi del passato o del futuro dell persone con cui entra in contatto. Gli episodi del passato si rivelano infallibilmente corretti; quelli del futuro invece sembrano più probabilistici, si rende conto di riuscire a modificare gli eventi. Nel finale dovrà porsi una domanda imbarazzante; se fossi davanti ad un nuovo Hitler sarebbe giusto ucciderlo in via preventiva?

Primo film hollywoodiano di Cronenberg e, forse, il meno personale di sempre. Difficile trovare una sua tematica classica in questa storia se non tirandola molto (vogliamo vedere un qualche discorso sulla trasformazione? o magari sui giochi della mente?). Anche lo stile è asciuttissimo e concreto come ci ha abituati di recente, ma assolutamente distante dagli eccessi degli anni '80. Il film però ingrana bene; sembra bypassare (non so quanto volontariamente) la parte più prettamente fantasy del gioco di vedere nel tempo e si concentra sulla sofferenza di un uomo isolato per la sua metamorfosi, escluso da un'ambiente che era il suo fino a poco prima (per lui sono passati pochi minuti, per tutti gli altri 5 anni), un uomo che si trova fra le mani un qualcosa che non capisce, non controlla e non sa fino a che punto è affidabile. Tutto questo viene magistralmente mostrato da un misuratissimo CHRISTOPHER WALKEN (per rispetto devo scrivere il nome di questo grande attore tutto in maiuscolo) che nell'interpretare un uomo banale immerso nello sconforto e al limite della psicosi è semplicemente impeccabile.
Indubbio però qualche momento con il freno a mano tirato che porta avanti la vicenda personale del protagonista senza particolari scopi.

PS: non ho mia letto il libro, ma per emozioni che trasudano dallo schermo (e non per mera qualità delle immagini) questo è, forse, la miglior trasposizione cinematografica di un film di King.

giovedì 23 settembre 2010

Milagro - Robert Redford (1988)

(The Milagro beanfield war)

Visto in tv.

Commediola buonista, sentimentalista, ecologista e qualche altra ista, targata Redford.
Non sto neppure qui a descrivere bene la storia, basti sapere che siamo nel sud degli stati uniti in un qualche stato molto ispanico, in cui un tizio che usa l'acqua per irrigare il suo campo di fagioli e questa cosa destabilizza i progetti di costruzione di un possidente locale, capitalista e tanto tanto cattivo... il tutto è condito con quello che, credo Mereghetti, definisce realismo magico, in realtà è solo un vecchio che idolatra i santi (cosa che fa tanto tanto ispanico) e parla con un tizio morto...
Il film è noioso, procede per clichè irritantissimi e terra terra, descrive come cattivi quelli che già tutti pensano essere i cattivi, e descrive come buoni quelli che tutti già pensano siano i buoni.
Cosa c'è di decente? Walken... che avrebbe almeno la parte del Mr. Wolf dei cattivi, dello stronzo più stronzo... peccato che Redford preferisca lasciarlo a giusto 4 o 5 scene e continua a inquadrare attori ispanici che fanno cose che sanno di ispanico...

martedì 31 agosto 2010

Prova a prendermi - Steven Spielberg (2002)

(Catch me if you can)

Visto in DVD.

In questo film c'è Christopher Walken, e neppure in una parte senza battute, o quasi, come succede da un pò. Per quanto mi riguarda questo è un motivo sufficiente per guardare un film, sennò non si psiega il fatto che mi sia visto, credo, 3 volte "Sbucato dal passato".
Il biopic su un truffatore che a neanche 18 anni aveva già speso miliardi di dollari e che finì a collaborare per oltre 20 anni con l'FBI nella sezione anti frode.
Classico film alla Spielberg, fatto di un gigantesco appeal per il pubblico e di un'arte cinematografica piena.
La storia è divertente e spigliata, si prende il suo tempo per essere raccontata e questo è il suo unico difetto, essendo di puro intrattenimento è dura digerire più di 2 ore, ma Spielberg mica è l'utlimo venuto.
Quello che più mi ha colpito in questo film è la luce. Ogni stanza è illuminata da fasci di luce diretti, i colori delicati sono invasi da fiotti di luce, i personaggi sempre immersi nella luce (o in alternativa posti in controluce), in una maniera talmente sfacciata da sorprendere quanto poco ci si faccia caso. Il risultato è ovviamente magnifico esteticamente.
Il cast è ovviamente all'altezza, e oltre Walken (che in questo film ride e piange e contiene il doloro come non faceva da tempo in un film, e ci infila la solita scena di ballo e ci ha pure guadagnato una nomination agli Oscar! come non succedeva da 30 anni), una menzione speciale va fatta per Hanks, bravo come al solito, ma in molto meno irritante e quasi irriconoscibile, senza bisogno di trucco, ma solo con la recitazione ed il portamento si è completamente trasformato.
Un film di solo intrattenimento, ma di classe, come pochi altri.