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Visto registrato dalla tv.
Due giovani che si amano contro il parere delle famiglie decidono di suicidarsi insieme. La stanzetta che hanno preso per l'estremo gesto è vicino alle rotaie e il treno che passa all'improvviso li fa desistere all'ultimo. Alla stazione trovano un portafoglio, con i soldi partono e si mantengono sopra le loro possibilità giocando al casinò. Quando la fortuna girerà tornerà la crisi.
Considerato la resurrezione del cinema italiano dopo la crisi degli anni '20 (crisi che ancora non ho visto) è in effetti un film dalla storia molto semplice (e piuttosto altalenante), ma ha uno stile modernissimo, quasi contemporaneo.
Regia molto mobile, segue i movimenti degli attori, le mani e i volti; utilizza diversi carrelli che inseguono i personaggi in una stanza; gioca benissimo con il montaggio affiancando spesso due eventi collegati per rinforzarli (i due amanti con le mani intrecciate e il veleno; i due coricati assieme sul treno e le ruote che girano) o dando ritmo con sequenze d’immagini in rapida successione (come nella fabbrica, o arrivando fino alla sovrapposizione, come nella sequenza del gioco alla roulette).
Un encomio particolare la scena del tentato suicidio con la macchina da presa che continua muoversi tra i volti degli amanti e le loro mani in montaggio alternato con il bicchiere.
Inoltre nell'ultima parte del film la trama prende una piega inaspettata anticipando di sessantanni "Proposta indecente".
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mercoledì 10 aprile 2019
venerdì 29 giugno 2018
Crimen - Mario Camerini (1960)
(Id.)
Visto in Dvx.
Sei coppie di italiani si ritrovano a Montecarlo. Un omicidio viene commesso e, per varie vicissitudini, i tre vengono tutti sospettati in una girandola di equivoci e segreti reciproci. La vicenda sarà ricostruita a distanza.
Commedia riuscitissima di Camerini che si sporca di giallo senza esserne mai sovrastata. Di fatto un mix di due generi dove, entrambi, hanno il loro spazio, per lo più disgiunto, ma con un occhio di apprezzamento maggiore alle risate.
Il film si pregia di una serie di interpretazioni eccellenti fatte dal cast stellare coprotagonista dove ognuno ha uno spazio equilibrato per muoversi e dare il meglio di sé, particolarmente apprezzabili Manfredi nei suoi panni migliori, un Sordi macchiettistico, ma adatto e una Mangano a cui viene dato lo spazio giusto per spiccare.
Il film invece non riesce mai a dosare in maniera corretta le varie componenti o le tre storie che, di fatto, prima del finale, sono degli episodi disgiunti; ma ha il vantaggio di architettare un plot a incastro totalmente imprevedibile costringendo lo spettatore a rimanere incollato al video fino alla fine per l'impossibilità di prevedere cosa verrà dopo. Non un capolavoro tout court, ma un capolavoro di imprevedibilità.
Visto in Dvx.
Sei coppie di italiani si ritrovano a Montecarlo. Un omicidio viene commesso e, per varie vicissitudini, i tre vengono tutti sospettati in una girandola di equivoci e segreti reciproci. La vicenda sarà ricostruita a distanza.
Commedia riuscitissima di Camerini che si sporca di giallo senza esserne mai sovrastata. Di fatto un mix di due generi dove, entrambi, hanno il loro spazio, per lo più disgiunto, ma con un occhio di apprezzamento maggiore alle risate.
Il film si pregia di una serie di interpretazioni eccellenti fatte dal cast stellare coprotagonista dove ognuno ha uno spazio equilibrato per muoversi e dare il meglio di sé, particolarmente apprezzabili Manfredi nei suoi panni migliori, un Sordi macchiettistico, ma adatto e una Mangano a cui viene dato lo spazio giusto per spiccare.
Il film invece non riesce mai a dosare in maniera corretta le varie componenti o le tre storie che, di fatto, prima del finale, sono degli episodi disgiunti; ma ha il vantaggio di architettare un plot a incastro totalmente imprevedibile costringendo lo spettatore a rimanere incollato al video fino alla fine per l'impossibilità di prevedere cosa verrà dopo. Non un capolavoro tout court, ma un capolavoro di imprevedibilità.
mercoledì 11 maggio 2016
I grandi magazzini - Mario Camerini (1939)
(Id.)
Visto in Dvx.
Due dipendenti di un grande magazzino di Milano si innamorano, ma, ovviamente, all'inizio si respingono. Lui la insegue, lei si allontana e viene avvicinata dal capo del personale. Nel mentre si inseriscono una serie di furti di cui lei viene accusata; sarà lui a tirarla fuori d'impaccio.
Ennesimo film della coppia Camerini/De Sica con il ricongiungimento della già nota Assia Noris. Insomma viene costruita la solita commedia romantica molto leggera fatta di innamoramenti improvvisi e segreti, di avvicinamenti e allontanamenti, di crisi finale e del più classico scioglimento consolatorio. Non c'è molta inventiva, ma molta professionalità e un'idea ben precisa di quello che si sta facendo. Non c'è la tenerezza di Capra, la classe di Lubitsch o le sceneggiature alla Borzage, ma il film è onesto ed efficace; abbastanza diretto e compatto che riesce a rendere secondarie le ingenuità.
Non ci sono le idee visive di alcuni dei film precedenti di Camerini anche se diverse buone sequenze sono garantite. Quello che però fa la differenza è l'esperienza di chi sta lavorando.
De Sica ormai è un esperto della parte del ragazzo di buone speranze da quasi 10 anni, la Noris risulta molto brava nelle emozioni trattenute... curiosamente sbraga (e male) in quelle dove le emozioni sono più schiette. Inoltre c'è un'ottima risma di comprimari (da applausi la prestazione di Riento).
Non il migliore della solita coppia, ma una commedia rosa che avercene.
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Due dipendenti di un grande magazzino di Milano si innamorano, ma, ovviamente, all'inizio si respingono. Lui la insegue, lei si allontana e viene avvicinata dal capo del personale. Nel mentre si inseriscono una serie di furti di cui lei viene accusata; sarà lui a tirarla fuori d'impaccio.
Ennesimo film della coppia Camerini/De Sica con il ricongiungimento della già nota Assia Noris. Insomma viene costruita la solita commedia romantica molto leggera fatta di innamoramenti improvvisi e segreti, di avvicinamenti e allontanamenti, di crisi finale e del più classico scioglimento consolatorio. Non c'è molta inventiva, ma molta professionalità e un'idea ben precisa di quello che si sta facendo. Non c'è la tenerezza di Capra, la classe di Lubitsch o le sceneggiature alla Borzage, ma il film è onesto ed efficace; abbastanza diretto e compatto che riesce a rendere secondarie le ingenuità.
Non ci sono le idee visive di alcuni dei film precedenti di Camerini anche se diverse buone sequenze sono garantite. Quello che però fa la differenza è l'esperienza di chi sta lavorando.
De Sica ormai è un esperto della parte del ragazzo di buone speranze da quasi 10 anni, la Noris risulta molto brava nelle emozioni trattenute... curiosamente sbraga (e male) in quelle dove le emozioni sono più schiette. Inoltre c'è un'ottima risma di comprimari (da applausi la prestazione di Riento).
Non il migliore della solita coppia, ma una commedia rosa che avercene.
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venerdì 14 agosto 2015
Il Signor Max - Mario Camerini (1937)
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Un giornalaio di Milano una volta all'anno fa una crociera dove si immerge nel mondo della ricca nobiltà italiana; lo fa per il gusto di sentirsi un signore e lo fa con i propri risparmi. Li incontra una donna di cui si innamora e, conoscendola, viene scambiato per un ricco rampollo piuttosto sfuggente. Le cose prenderanno pieghe imprevedibili quando i nuovi "amici" lo porteranno a vivere una vita al di sopra delle proprie possibilità e, soprattutto, quando si accorgerà che la giovane cameriera della nobildonna è molta più interessante della vuota riccastra.
All'ennesima collaborazione fra Camerini e De Sica viene girato quello che sarà il film simbolo della coppia (il film più ricordato e quello con più remake...inguardabili).
Se alla regia Camerini sembra meno impegnato a dare un'impronta personale innovativa (come avvenne nei suoi film precedenti che sono riuscito a vedere; "Darò un milione" e "Gli uomini... che mascalzoni") sembra però molto più impegnato a dare più solidità a una trama tra le meglio scritte dell'epoca. La base è quella di una commedia degli equivoci tinta in rosa, ma il capolavoro che viene costruito da Camerini sta tutto nella leggerezza del racconto (la leggerezza è, forse, il vero marchio di fabbrica del regista) che rimane godibilissimo anche 80 anni dopo e nel sentimentalismo ben utilizzato. Se la parte della commedia dà agilità alla vicenda (senza mai scadere nel comico ottuso o nel macchiettistico come, purtroppo, verrà fatto nei remake successivi), la parte romantica riesce a non essere indigesta, anzi dona un'empatia altrimenti impossibile ai personaggi e credo possa essere ancora commovente nella sa semplicità.
De Sica poi si rivela veramente in parte quando recita la parte del bravo ragazzo del popolo.
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Un giornalaio di Milano una volta all'anno fa una crociera dove si immerge nel mondo della ricca nobiltà italiana; lo fa per il gusto di sentirsi un signore e lo fa con i propri risparmi. Li incontra una donna di cui si innamora e, conoscendola, viene scambiato per un ricco rampollo piuttosto sfuggente. Le cose prenderanno pieghe imprevedibili quando i nuovi "amici" lo porteranno a vivere una vita al di sopra delle proprie possibilità e, soprattutto, quando si accorgerà che la giovane cameriera della nobildonna è molta più interessante della vuota riccastra.
All'ennesima collaborazione fra Camerini e De Sica viene girato quello che sarà il film simbolo della coppia (il film più ricordato e quello con più remake...inguardabili).
Se alla regia Camerini sembra meno impegnato a dare un'impronta personale innovativa (come avvenne nei suoi film precedenti che sono riuscito a vedere; "Darò un milione" e "Gli uomini... che mascalzoni") sembra però molto più impegnato a dare più solidità a una trama tra le meglio scritte dell'epoca. La base è quella di una commedia degli equivoci tinta in rosa, ma il capolavoro che viene costruito da Camerini sta tutto nella leggerezza del racconto (la leggerezza è, forse, il vero marchio di fabbrica del regista) che rimane godibilissimo anche 80 anni dopo e nel sentimentalismo ben utilizzato. Se la parte della commedia dà agilità alla vicenda (senza mai scadere nel comico ottuso o nel macchiettistico come, purtroppo, verrà fatto nei remake successivi), la parte romantica riesce a non essere indigesta, anzi dona un'empatia altrimenti impossibile ai personaggi e credo possa essere ancora commovente nella sa semplicità.
De Sica poi si rivela veramente in parte quando recita la parte del bravo ragazzo del popolo.
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mercoledì 13 maggio 2015
Gli uomini, che mascalzoni... - Mario Camerini (1932)
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Lui e lei sono due ragazzi milanesi, lavoratori e seri. Lui la nota, la segue, pastura il giusto, si da delle arie e la conquista. Ma la sfortuna e una serie (interminabile) di equivoci o ripicche sembrano allontanarli ogni volta che si riavvicinano; almeno fino (all'inevitabile) lieto fine.
Commediola romantica ovvia fin dall'inizio, tenera e leggera che è un piacere da guardare. Non ci saranno colpi di scena, ma quello che vince è la freschezza dei protagonisti (grandissimo un Vittorio De Sica incredibilmente giovane) e il ritmo sempre ben tenuto.
Camerini però è modernissimo nella regia. Si muove con al macchina da presa da una stanza all'altra, nella fiera vengono usati frequenti carrelli, la scena del ritorno con la macchina da un perfetto senso della velocità con inquadrature traballanti dall'automobile alternate a inquadrature degli pneumatici.
Le location non si limitano a fare da tappezzeria, ma, pur non diventando mai parte fondamentale della storia, vengono scrutate con curiosità.
Infine viene infilata qualche buona idea degna di un Frank Capra, come la scena della confessione del reciproco amore tra i due dentro al taxi del padre di lei.
Il vero amaro in bocca lo lascia la consapevolezza di cosa poteva essere il cinema italiano se non fosse stato tarpato dal fascismo...
Noto il fatto che la canzone "Parlami d'amore Mariù" nasce in questo film (fu un successo enorme) in una scena deliziosa con i due che ballano e De Sica che la improvvisa.
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Lui e lei sono due ragazzi milanesi, lavoratori e seri. Lui la nota, la segue, pastura il giusto, si da delle arie e la conquista. Ma la sfortuna e una serie (interminabile) di equivoci o ripicche sembrano allontanarli ogni volta che si riavvicinano; almeno fino (all'inevitabile) lieto fine.
Commediola romantica ovvia fin dall'inizio, tenera e leggera che è un piacere da guardare. Non ci saranno colpi di scena, ma quello che vince è la freschezza dei protagonisti (grandissimo un Vittorio De Sica incredibilmente giovane) e il ritmo sempre ben tenuto.
Camerini però è modernissimo nella regia. Si muove con al macchina da presa da una stanza all'altra, nella fiera vengono usati frequenti carrelli, la scena del ritorno con la macchina da un perfetto senso della velocità con inquadrature traballanti dall'automobile alternate a inquadrature degli pneumatici.
Le location non si limitano a fare da tappezzeria, ma, pur non diventando mai parte fondamentale della storia, vengono scrutate con curiosità.
Infine viene infilata qualche buona idea degna di un Frank Capra, come la scena della confessione del reciproco amore tra i due dentro al taxi del padre di lei.
Il vero amaro in bocca lo lascia la consapevolezza di cosa poteva essere il cinema italiano se non fosse stato tarpato dal fascismo...
Noto il fatto che la canzone "Parlami d'amore Mariù" nasce in questo film (fu un successo enorme) in una scena deliziosa con i due che ballano e De Sica che la improvvisa.
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mercoledì 24 febbraio 2010
Darò un milione - Mario Camerini (1935)
(Id.)
VIsto in DVD.
Un film decisamente godibile, divertente e lieve come si sarebbe riusciti a fare venti o trentanni dopo. La storia è certamente convenzionale, anzi quasi didascalica, e molto buonista, eppure il ritmo e le trovate funzionano quasi completamente creando un film che non annoia uno spettatore moderno.
Poi c'è Camerini, regista misconosciuto ma grandioso, che tira fuori delle idee, delle immagini che fanno impressione; su tutte il risveglio di De Sica tra i panni stesi, reso in maniera onirica tanto che non ci si rende conto se si tratti di realtà sogno (come verrà fatto solo dieci anni dopo, anche se meglio riuscito, "Scala al paradiso"), e ci si muove così in un labirinto di lenzuola e di ombre, bellissimo. Anche la scena delle scimmie che banchettano sul tavolo dove c'è stata la cena dei poveri è suggestivo, personalmente mi ha ricordato "Aguirre", ok, so che il paragone è esagerato, ma spontaneamente ho subito pensato al film di Herzog.
Certo, poi le ingenuità e le occasioni sprecate fioccano, ma il film riesce a lasciare comunque un buon retrogusto.
VIsto in DVD.
Un film decisamente godibile, divertente e lieve come si sarebbe riusciti a fare venti o trentanni dopo. La storia è certamente convenzionale, anzi quasi didascalica, e molto buonista, eppure il ritmo e le trovate funzionano quasi completamente creando un film che non annoia uno spettatore moderno.
Poi c'è Camerini, regista misconosciuto ma grandioso, che tira fuori delle idee, delle immagini che fanno impressione; su tutte il risveglio di De Sica tra i panni stesi, reso in maniera onirica tanto che non ci si rende conto se si tratti di realtà sogno (come verrà fatto solo dieci anni dopo, anche se meglio riuscito, "Scala al paradiso"), e ci si muove così in un labirinto di lenzuola e di ombre, bellissimo. Anche la scena delle scimmie che banchettano sul tavolo dove c'è stata la cena dei poveri è suggestivo, personalmente mi ha ricordato "Aguirre", ok, so che il paragone è esagerato, ma spontaneamente ho subito pensato al film di Herzog.
Certo, poi le ingenuità e le occasioni sprecate fioccano, ma il film riesce a lasciare comunque un buon retrogusto.
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