lunedì 12 ottobre 2009

Pagine dal libro di Satana - Carl Theodor Dreyer (1921)

(Blade of Satans bog)

Visto in VHS registrato dalla tv


Derivato direttamente da quel kolossal che è “Intolerance” di Griffith, questo film ne doppia il metodo di proporre una storia, inserendo un concetto all’interno di 4 episodi ambientati in 4 periodi storici differenti. Decisamente più minimalista del suo predecessore questo film, se possibile, mostra un tema ben più grande, cerca di mostrare il male ed i sistemi che utilizza…solitamente la pulsione sessuale, qui spesso camuffata con l’amore. Si perché la storia mostra satana al lavoro, e lo rappresenta in modo molto romantico, lui è costretto dalla punizione divina a tenare l‘uomo, ogni volta che riesce nel suo compito la sua pena si allunga, quando l’uomo resiste, viene graziato di 1000 anni.



Dreyer ancora una volta (ma in realtà, cronologicamente parlando, questa è quasi la prima volta) colpisce nel segno. Con una costruzione delle scene da far impallidire Kubrick, specie nel primo episodio, mostra subito di cosa è capace, non c’è una camera mobile, ma le mascherine ne prendono il posto e poi un profluvio di montaggio parallelo che esplode nel finale dell’ultimo episodio (quello più cruciale). Col suo secondo film Dreyer spiega subito di essere un genio.

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