domenica 14 febbraio 2010

Fanny e Alexander - Ingmar Bergman (1982)

Può non essere noioso un film storico (anzi peggio, un affresco storico) di 3 ore (!) fatto in nord Europa? La risposta, contro ogni pronostico, è si, se a dirigerlo c'è Bergman.
No perchè, con tutto l'affetto che ho per i regista svedese sono comunque partito prevenuto; eppur il film è talmente potente, talmente vasto che non riesce proprio ad avere momenti di stanca.
Un film larger than life fatto con un'arroganza ed un coraggio unici. La storia si divide, a mio avviso, in 3 segmenti (questa suddivisione piuttosto netta è probabilmente dovuta ai pesanti tagli fatti per ridurre a 3 le 5 ore del film orginale, pensato inizialm,ente per la tv): il primo con la presentazione di una famiglia borghese dell'epoca (la Svezia di inizio '900) ricca di ironia e dramma, passioni e caratteri, un affresco insomma; il secondo con la storia del secondo matrimonio di una donna con un vescovo che trasforma il film in un dramma grottesco e asettico assolutamente perfetto; il terzo con la parte più personale del regista, una deviazione simbolistica (anche se i simboli non cominciano certo ora, però qui esplodono) che, a mio avviso, ha il suo culmine nell'incontro fra Alexander, il protagonista, e dio ridotto a marionetta, splendido, ironico, nichilista, titanico, surreale e ricco di suspense, tutto insieme.
Il film è costellato di tutti i topoi classici del regista, su tutti la religione, con una figura di un prelato piena di difficoltà (per quanto duro sia); il silenzio, anzi l'assenza di un dio; i rapporti famigliari, per lo più complessi; il tema del doppio, dell'illusione e dell'innocenza.
Poi il film lo i può leggere in 2000 modi diversi, soprattutto ho visto un discorso sull'arte e la creatività (la fantasia di Alexander) e del rapportarsi delle varie tipologie umane con essa. Ho anche sentito l'idea di un parallelo con l'Amleto (mutuato dal fatto che l'opera di Shakespeare viene ampiamente citata) e mille altre interpretazioni.
Quel che conta è l'assoluta facilità di Bergman di coinvolgere nei suoi soliti discorsi criptici senza cedere alla noia o al già visto; poco importa poi il contenuto quando la forma è tanto lussureggiante.
Realmente magnifico.

3 commenti:

Gegio ha detto...

Grazie a te mi è tornata la voglia di rivederlo. Infatti ho avuto un approccio al film, ma non sono riuscito ad andare oltre la prima ora.

Lakehurst ha detto...

l'inizio non è niente di che in effetti. ma se si ha appena un po di pazienza non si riesce a smettere di guardarlo

Gegio ha detto...

Speriamo